nati per cambiare le regole della politica

Se il debito è illegittimo non si paga

Rafael Correa, Presidente della Repubblica dell’Ecuador, socialista e cattolico osservante, deve il suo successo all’innovativo programma politico che prevedeva la modifica della Costituzione, criticando le politiche neoliberiste dei suoi predecessori che avevano portato il Paese ad una situazione economica gravissima.

Correa ha sempre contestato la legittimità del debito pubblico accumulato, in quanto contratto da politici corrotti in accordo con i grandi potentati economici. Si rifiuta di aderire alle direttive di politica economica imposte dal FMI (Fondo Monetario Internazionale) e dalla Banca Mondiale che imponevano una politica di riaggiustamento della spesa pubblica tramite pesanti tagli nel sociale, inasprimento del sistema tributario, liberalizzazioni e privatizzazione di aziende statali (in pratica la politica attuata dall’Italia dal 1990 in poi).

Alcune azioni di Correa:

  • Congela tutti i conti correnti dello Ior per dirottarli in programmi a favore dei ceti più disagiati.
  • Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene processata (mediamente dieci anni di carcere a testa)
  • Confisca di beni, nazionalizzazione di proprietà che vengono ridistribuite in cooperative agricole.
  • Dichiara la bancarotta dell’Ecuador, descrivendo come immorale il debito contratto a causa della corruzione dai regimi militari precedenti.
  • Rinegozia tutti i debiti coi creditori (banche straniere) riconoscendo il 30% del valore dei titoli in loro possesso.

Il caso di Reykjavík

L’Islanda era uno dei paesi più ricchi del mondo che vantava oltre 15 anni di crescita economica. Il modello neoliberista ne aveva consentito un rapido sviluppo. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate ed attiravano investimenti stranieri. Così da un lato crescevano gli investimenti ma dall’altro aumentava il debito estero delle stesse banche che nel 2003 era pari al 200% del prodotto interno lordo islandese, per arrivare al 900% nel 2007.

Successivi governi adottarono misure di rigore dettate dalla comunica economica internazionale finchè la proposta di accollare un debito di 100 euro al mese procapite per 15 anni fece capire che si erano privatizzate le banche ma si stavano statalizzando i debiti. I cittadini non erano più disposti a pagare per gli errori commessi di banchieri e finanzieri.

Nel marzo 2010, il referendum sul riconoscimento del debito venne stravinto dal fronte del NO (93% dei suffragi). Le pressioni del FMI non si fecero attendere: prestiti congelati, blocco degli aiuti ecc.

In questo clima fu scritta una nuova costituzione, che tutelava il paese dallo strapotere dei banchieri internazionali. Chiunque poteva seguire i lavori dell’assemblea costituente. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming e si potevano commentare le bozze e lanciare le proprie proposte. La costituzione islandese scaturì da questo processo partecipato di democrazia diretta.

Concludendo:

Per risollevare le sorti di una nazione, sembra che un’ottima opzione sia quella della denuncia e del rifiuto del sistema vessatorio imposto dalle Banche Centrali e dal FMI, che complici dei governi consenzienti, si sono appropriate del potere di decidere della vita di milioni di persone.

Democrazia Diretta subito!

 

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